Il premier della Repubblica Popolare Cinese, Wen Jiabao, è tornato a parlare di democrazia. Questa volta a Doha, durante una conferenza.
A una domanda circa gli insegnamenti da cogliere dalle rivolte in Medio Oriente, il capo del governo ha risposto: “I leader politici dovrebbero sempre ascoltare le richieste del popolo. E’ di importanza capitale che il governo mantenga contatti col popolo e faccia gli interessi del popolo, non i propri. Di conseguenza la leadership dovrebbe poi migliorare il proprio lavoro in modo da garantire lo sviluppo economico e assicurare il sostentamento degli abitanti“.
Non è la prima volta che Wen Jiabao tocca temi scottanti come il rapporto tra governo e popolo. Famosa rimane la dichiarazione fatta alla Royal Society nel giugno del 2011, mai riportata dai media nazionali ma conosciuta sia in Cina che oltre i suoi confini. “Senza democrazia non c’è socialismo e senza libertà non c’è democrazia“.
Molti, in Cina, sono scettici riguardo le affermazioni di Wen. L’accusa che parte dell’opinione pubblica e del partito muove al premier, è la ricerca del consenso attraverso frasi demagogiche, per alcuni addirittura senza significato vero e proprio: “Sono solo cliché senza significato. Avrebbe senso se il premier accompagnasse le sue dichiarazioni con un programma. Invece non ha nemmeno illustrato su quali aspetti dovrebbero concentrarsi le riforme, ha commentato He Weifang, professore di legge all’Università di Pechino.















